Paz la rockstar

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Mio marito Paz, la rockstar.
di David Vecchiato

Intervista a Marina Comandini Pazienza, vedova del grande disegnatore.

È considerata la Yoko Ono del fumetto d’autore italiano. Si chiama Marina Comandini, fa la disegnatrice ed è la moglie di Paz, sposato il 7 giugno del 1986. Con lei, Andrea si trasferì a Montepulciano, dove morì nel 1988.

Da allora ce l’hanno tutti con te. Ma che hai combinato Marì?
«Che ho combinato? Boh. In realtà molte persone ce l’avevano proprio con Andrea, ed è uno dei motivi per cui andò via da Bologna. E chi è vicino a un personaggio pubblico, spesso non viene visto di buon occhio. In molti hanno anche pensato che io abbia lucrato sull’arte di Andrea. Ma avevo solo venticinque anni, e la gestione di un’eredità sentimentale, umana e culturale di quel tipo non era uno scherzo».

C’era un suo fumetto o un suo disegno che noi immeritati eredi abbiamo celebrato e che invece lui odiava?
«Tutti i disegni che scartava per lui non esistevano. Tant’è che stavano per terra e ci camminava sopra. Ma c’erano vari personaggi, editori soprattutto, che quando venivano da noi se ne portavano via a pacchi».

Andrea era anche un vero figaccione…
«Era un dandy e si comportava come un attore. Era alto 1,87 ed era bello, quindi partiva privilegiato. Con il suo modo di fare, era un po’ come se dicesse “voi non potete essere come me, che sono una rockstar”».

Qual era la prima cosa che faceva appena sveglio?
«Si alzava, andava a preparare il caffè e poi veniva in camera e cominciava a dire cazzate. Era un modo per provare su di me le sue battute. Se ridevo le usava, se mi nascondevo sotto le coperte no».

E prima di dormire?
«La sera si metteva a disegnare. Era velocissimo. E si incazzava quando gli auguravo buon lavoro perché se si ricordava che era un lavoro, gli prendeva male».

E l’eroina? Avete sempre evitato l’argomento, voi famigliari.
«Abbiamo sempre voluto evitare il rischio di fare di Andrea un caso di cronaca, un caso clinico, per questo la faccenda dell’eroina è sempre stata tenuta in secondo piano. È mortifera e le cose che c’erano da dire le ha dette lui stesso su Pompeo, che è un libro che non ho visto nascere, ma che ho visto crescere ed ho vissuto su più livelli emotivi. E infatti lui me lo ha dedicato»

(articolo tratto da XLrepubblica web http://xl.repubblica.it/dettaglio/73149?speciale=73147)

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Sono un'appassionata di sci e fotografia. Faccio del mio meglio per sopravvivere all'Università, scrivo questo blog e nel 2013 ho aperto slavastudenti.com, un sito per aiutare universitari in crisi.

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