L’Inventore di Favole

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Avete mai sentito parlare di Stephen Glass? Egli era un famosissimo giornalista americano che a 23 anni faceva già parte dello staff del The New Republic.

Si laureò alla University of Pennsylvania dove scrisse e diventò poi direttore esecutivo del giornale studentesco The Daily Pennsylvanian. Dopo essersi laureato nel 1995 trovò lavoro nello staff del New Republic dove si fece pian piano strada e guadagnò fama e rispetto. Glass scriveva contemporaneamente anche per Policy ReviewGeorgeRolling Stone, e Harper’s oltre che per il New Republic. Come se non bastasse il giovane stava anche studiando alla Georgetown University per prendere una laurea in giurisprudenza così da rendere orgogliosi i suoi genitori che avrebbero voluto vederlo impegnato nel campo medico o legislativo piuttosto che nel giornalismo.

La carriera del giovane reporter sembrava andare alla grande, continuava a produrre articoli incredibili e molti dei suoi colleghi iniziavano a chiedersi come facesse a conciliare lo studio e il lavoro così bene e ottenere il massimo in entrambi i campi. A questa domanda il reporter risponde dicendo che soffre d’insonnia e quindi gli basta dormire 3 o 4 ore per notte per riguadagnare completamente le forze così da consentirgli di poter lavorare indisturbato la notte. I suoi articoli erano così affascinanti e incredibili che a volte risultavano irreali, la moglie del capo redattore, Martin Peretz, ammise che aveva smesso di leggere gli articoli di Glass perché non riusciva a capacitarsi che fossero accaduti realmente.

In effetti ci furono diversi ‘campanelli d’allarme’ sull’attendibilita del giornalista. Nel ’97 Joe Galli del College Republican National Committee e David Keene dell’American Conservative Union, scrissero una lettera al New Republic con la quale accusavano Glass di aver inventato il suo articolo “Spring Breakdown” (Festa di primavera), nel quale il giornalista scrisse dell’ipocrisia dei giovani delegati repubblicani, dediti all’alcool, alla droga e alla prostituzione, e del tutto indifferenti al convegno del partito tenutosi nel 1997. Il Marzo dello stesso anno ci furono polemiche sollevate dalla DARE (Drug Abuse Resistance Education un programma di educazione internazionale contro l’abuso di droga) che accusarono Glass d’aver scritto menzogne sulla loro associazione nell’articolo “Don’t You D.A.R.E.” (‘Non Osare’, titolo ad effetto grazie ad un gioco di parole con il nome dell’associazione). Infine l’articolo del giugno ’97 “Peddling poppy” (Spacciando l’oppio), nel quale Glass parlò di una conferenza tenutasi alla Hofstra University in cui intervenne l’ex Presidente George H.W. Bush, portò ad una lettera scritta dai responsabili dell’ateneo alla rivista di Glass nella quale si rimarcavano gli errori del giornalista. In seguito il proprietario della rivista Martin Peretz avrebbe ammesso che sua moglie ebbe modo di dirgli che trovava gli articoli di Glass incredibili e che aveva smesso di leggerli. Ad ogni modo il New Republic continuava a supportare il giovane Glass e il suo lavoro, ed addirittura il direttore della rivista Michael Kelly scrisse una durissima lettera al C.S.P.I. apostrofandoli come bugiardi, a chiedendo pubbliche scuse per Glass.

L’articolo che segnò la fine della sua carriera venne pubblicato il 18 maggio 1998 e s’intitolava “Washington Scene: Hack Heaven”.

Eccone l’incipit:

“Ian Restil, un hacker di 15 anni che sembra più una versione adolescente di Bill Gates, fa i capricci. “Voglio più soldi. Voglio una Mazda. Voglio un viaggio a Disney World. Voglio il primo numero dei fumetti di X-Men. Voglio un abbonamento a vita a Playboy e a Penthouse. Fatemi vedere i soldi! Fatemi vedere i soldi!”…”

L’articolo trattava di un hacker 15enne che era riuscito ad infiltrarsi nella rete informatica di una grossa azienda Californiana, la Jukt Micronics. I dirigenti della società, stupiti dalla sorprendente bravura del ragazzo, lo avevano addirittura assunto per garantire la sicurezza del sistema informatico dell’azienda. Dopo la pubblicazione dell’articolo, Adam L. Penenberg, giornalista di Forbes voleva scrivere il seguito di quest’articolo, per farlo cominciò a fare diverse ricerche su quest’azienda e sul suo presidente George Simms. Penenberg e la Forbes stavano avendo grosse difficoltà a trovare informazioni su quest’azienda, nel web l’unica traccia della Jukt Micronics era l’articolo di Glass e un sito web sospetto che era stato creato su AOL (American Online) e su cui nessuna grossa azienda informatica avrebbe mai fatto un sito internet.

Forbes e il nuovo redattore del New Republic Charles Lane iniziarono a farsi domande riguardo all’affidabilità dell’articolo, ma Steve rispose dicendo che dovevano averlo imbrogliato. Lane credeva poco alla scusa del suo giornalista quindi gli chiese di portarlo a Bethesda, Maryland, all’Hyatt hotel dove doveva essersi tenuta la conferenza. Il redattore scoprì che il giorno in cui Glass aveva ambientato la storia il locale era chiuso, ma il reporter continuava a insistere che diceva la verità. A questo punto Lane chiamò un numero di Palo Alto in California datogli da Glass che doveva corrispondere al numero di George Simms direttore della Jukt Micronics. Effettivamente il redattore parlò con un Mr. Sims che  poi però si rivelò essere il fratello di Stephen che studiava alla Stanford University a Palo Alto, così Chuck Lane capì che il reporter doveva aver chiesto al fratello di reggergli il gioco. A questa scoperta seguì l’immediato licenziamento di Stephen Glass.

Questo scandalo fu riportato su Forbes da A. L. Penenberg nell’articolo “Lies, damn lies and fiction(Bugie, stupide bugie e finzioni).

Iniziò così un’inchiesta interna al New Republic per controllare l’affidabilità dei 41 articoli scritti da Glass, di questi 27 vennero considerati inaffidabili, dei rimanenti 14 Lane disse “Infatti, ci scommetterei che anche molto di quanto raccontato negli altri quattordici sia falso. Probabilmente stiamo garantendo la veridicità di quei quattordici, ma probabilmente sono falsi“.

Glass fu in grado di oltrepassare i correttori di fonti del New Republic perché lui stesso fu un correttore all’inizio della sua carriera ed era talmente preciso, meticoloso e attento che il resto del personale si fidava di lui e non si aspettavano che lui potesse voler mettere a rischio la rispettabilità della rivista.

Dopo il suo licenziamento e la fine della sua carriera di giornalista, Stephen Glass si è laureato in legge alla Georgetown University. Nel 2003 apparve in televisione per pubblicizzare il suo romanzo autobiografico “The Fabulist“, fu intervistato da Steve Kroft per il famoso programma giornalistico della CBS 60 Minutes, disse: “Volevo che loro pensassero che io fossi un buon giornalista, una brava persona. Volevo che loro amassero le mie storie così avrebbero amato me“. Sempre nel 2003, Glass è tornato brevemente al giornalismo scrivendo un articolo per Rolling Stone sulle leggi sull’uso di marijuana in Canada.

Glass attualmente vive a Los Angeles e sta lavorando come assistente legale per un studio giuridico della città.

La storia di Glass al New Republic fu raccontata nel film “L’Inventore di Favole” (titolo originale: Shattered Glass) dove il giornalista è interpretato da Hayden Christensen.

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Sono un'appassionata di sci e fotografia. Faccio del mio meglio per sopravvivere all'Università, scrivo questo blog e nel 2013 ho aperto slavastudenti.com, un sito per aiutare universitari in crisi.

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